Come ben sapete i costi della raccolta dei rifiuti in Italia sono in piccola
parte compensati dal recupero dei materiali riciclati con la raccolta
differenziata grazie all’accordo Anci-Conai che ha stabilito nell’ultimo
quadriennio l’entità dei contributi per ciascuna frazione di imballaggio
conferita alle piattaforme di recupero (plastiche, vetro, metalli, carta,
cartone, legno, etc.).
Entro la fine di quest’anno rappresentanti dei Comuni italiani e il Conai
ridefiniranno un accordo che alla luce dei fatti si è rivelato estremamente
penalizzante per i Comuni in termini d’incassi perché i
valori di mercato dei diversi materiali sono aumentati rispetto ai parametri fissati
nell’accordo quadro 2009-2013 e il Conai ha avuto la meglio!.
Da quest’anno poi si paleseranno gli effetti negativi dell’introduzione
della Tares che comporterà notevoli aggravi dei costi per le bollette di
cittadini sebbene il comune di Santa
Maria Capua Vetere non ha aumentata la Tarsu di un centesimo. Il nostro comune
sta prendendo in seria considerazione la proposta dell’associazione dei Comuni
virtuosi.
Una proposta articolata che
evidenzia scenari attuali confrontandoli con altre esperienze europee e propone
correttivi che vanno nella direzione di recuperare maggiori risorse, per
sostenere anche economicamente il grande sforzo delle amministrazioni locali,
impegnate a favore dell’ambiente e del recupero dei materiali.
Il disequilibrio con gli altri Paesi dell’Unione Europea è evidente e
dobbiamo cominciare a colmare questo divario, specialmente attraverso uno
strumento fondamentale come quello che verrà costruito con il Consorzio
Imballaggi per i prossimi 4 anni.
L’assessorato all’Ambiente del Comune di Parma dice di aver valutato tutti gli aspetti sottolineati dal
dossier elaborato dall’Associazione Comuni Virtuosi con l’apporto tecnico di
Esper e afferma che:” emergono diverse
storture che vanno discusse e risolte, in modo da incrementare e migliorare il
contributo che i Comuni danno nella direzione voluta dall’Europa, quella
società del riciclo che senza corretti sostegni economici, rischia in Italia di
non vedere mai la luce".
Il dossier, ricco di informazioni anche inedite agli stessi amministratori
comunali, offre un interessante confronto tra la situazione nazionale dei
contributi ambientali corrisposti dalle imprese che producono imballaggi con
quella dei paesi europei, evidenziando distanze preoccupanti.
L’Italia ha il più basso contributo ambientale di tutta l’Europa. Nel 2011
solo il 37% degli introiti del Conai sono tornati ai Comuni in forma di
contributi per la raccolta differenziata degli imballaggi e in una percentuale
poco più alta del 42% nel 2012.
Vorremmo dunque riscrivere l’accordo da protagonisti, come indicano i
Comuni Virtuosi. Una delle strade da percorrere è sicuramente l’incremento del
CAC, il contributo ambientale versato dalle aziende produttrici di imballaggi a
sostegno del sistema di recupero, attualmente tra i più bassi in Europa. secondo
alcuni bisognerebbe triplicarlo. Questo non solo per aumentare il gettito a
favore dei contributi ai Comuni, cosa tutto sommato secondaria rispetto ad un
effetto molto più incisivo, vale a dire sulla necessità alla ri-progettazione di imballaggi in modo più sostenibile.
Un contributo che pesi maggiormente sugli imballaggi multi-materiale
inevitabilmente destinati allo smaltimento indurrebbe le aziende produttrici di
beni di largo consumo ad orientare le proprie scelte in materia di packaging
non solo per un indubbio ritorno di immagine ma anche per effettivi minori
costi da caricare sul prodotto. Lo stesso incremento del CAC favorirebbe
l’impegno dei produttori a studiare imballaggi sempre più leggeri e ad
eliminare sovra-imballi inutili per la protezione del prodotto. Materiali che
dunque verrebbero facilmente riammessi nella filiera produttiva generando
benefici per l’intero sistema.
Vi sono poi considerazioni da fare sull’enorme spreco di materiali plastici
solo perché certi oggetti non sono classificati come imballaggi anche se
composti degli stessi materiali dei contenitori per bibite o detersivi. Oppure
a eccessivo imballaggio come il caso delle etichette delle bottiglie di
plastica, che vengono prodotte in materiale diverso dal Pet causando molti
scarti nel momento della cernita.
In questi casi è necessario agire come già fatto con la carta, indicando
come materiali compatibili le plastiche eterogenee, come sta facendo il sindaco
di New York che ha avviato la raccolta differenziata anche per le plastiche
rigide. In Italia non mancano esempi virtuosi come Vedelago e la Revet toscana,
che recuperano ogni anno migliaia di tonnellate di plastiche altrimenti
destinate a smaltimento in discariche o inceneritori.
Non si deve, infine, dimenticare la necessità di eliminare ogni contributo all’incenerimento per
spostare decisamente le risorse verso sistemi di recupero e riciclo dei materiali. Impegno questo che produrrebbe
sensibili ricadute positive a favore dell’occupazione in un comparto, quello
del riciclo, che può diventare settore traino di un economia che ha enormi
possibilità anche a causa della carenza di materie prime nel nostro paese.
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