martedì 26 novembre 2013

SIAMO INVASI DA IMBALLAGGI PERVERSI E COSTOSI

Come ben sapete i costi della raccolta dei rifiuti in Italia sono in piccola parte compensati dal recupero dei materiali riciclati con la raccolta differenziata grazie all’accordo Anci-Conai che ha stabilito nell’ultimo quadriennio l’entità dei contributi per ciascuna frazione di imballaggio conferita alle piattaforme di recupero (plastiche, vetro, metalli, carta, cartone, legno, etc.).
Entro la fine di quest’anno rappresentanti dei Comuni italiani e il Conai ridefiniranno un accordo che alla luce dei fatti si è rivelato estremamente penalizzante per i Comuni in termini d’incassi perché   i valori di mercato dei diversi materiali  sono aumentati rispetto ai parametri fissati nell’accordo quadro 2009-2013 e il Conai ha  avuto la meglio!.
Da quest’anno poi si paleseranno gli effetti negativi dell’introduzione della Tares che comporterà notevoli aggravi dei costi per le bollette di cittadini  sebbene il comune di Santa Maria Capua Vetere non ha aumentata la Tarsu di un centesimo. Il nostro comune sta prendendo in seria considerazione la proposta dell’associazione dei Comuni virtuosi.
 Una proposta articolata che evidenzia scenari attuali confrontandoli con altre esperienze europee e propone correttivi che vanno nella direzione di recuperare maggiori risorse, per sostenere anche economicamente il grande sforzo delle amministrazioni locali, impegnate  a favore dell’ambiente e del recupero dei materiali.
Il disequilibrio con gli altri Paesi dell’Unione Europea è evidente e dobbiamo cominciare a colmare questo divario, specialmente attraverso uno strumento fondamentale come quello che verrà costruito con il Consorzio Imballaggi per i prossimi 4 anni.
L’assessorato all’Ambiente del Comune di Parma dice di aver  valutato tutti gli aspetti sottolineati dal dossier elaborato dall’Associazione Comuni Virtuosi con l’apporto tecnico di Esper  e afferma che:” emergono diverse storture che vanno discusse e risolte, in modo da incrementare e migliorare il contributo che i Comuni danno nella direzione voluta dall’Europa, quella società del riciclo che senza corretti sostegni economici, rischia in Italia di non vedere mai la luce".
Il dossier, ricco di informazioni anche inedite agli stessi amministratori comunali, offre un interessante confronto tra la situazione nazionale dei contributi ambientali corrisposti dalle imprese che producono imballaggi con quella dei paesi europei, evidenziando distanze preoccupanti.
L’Italia ha il più basso contributo ambientale di tutta l’Europa. Nel 2011 solo il 37% degli introiti del Conai sono tornati ai Comuni in forma di contributi per la raccolta differenziata degli imballaggi e in una percentuale poco più alta del 42% nel 2012.
Vorremmo dunque riscrivere l’accordo da protagonisti, come indicano i Comuni Virtuosi. Una delle strade da percorrere è sicuramente l’incremento del CAC, il contributo ambientale versato dalle aziende produttrici di imballaggi a sostegno del sistema di recupero, attualmente tra i più bassi in Europa. secondo alcuni bisognerebbe triplicarlo. Questo non solo per aumentare il gettito a favore dei contributi ai Comuni, cosa tutto sommato secondaria rispetto ad un effetto molto più incisivo, vale a dire sulla necessità alla ri-progettazione di imballaggi in modo più sostenibile.
Un contributo che pesi maggiormente sugli imballaggi multi-materiale inevitabilmente destinati allo smaltimento indurrebbe le aziende produttrici di beni di largo consumo ad orientare le proprie scelte in materia di packaging non solo per un indubbio ritorno di immagine ma anche per effettivi minori costi da caricare sul prodotto. Lo stesso incremento del CAC favorirebbe l’impegno dei produttori a studiare imballaggi sempre più leggeri e ad eliminare sovra-imballi inutili per la protezione del prodotto. Materiali che dunque verrebbero facilmente riammessi nella filiera produttiva generando benefici per l’intero sistema.
Vi sono poi considerazioni da fare sull’enorme spreco di materiali plastici solo perché certi oggetti non sono classificati come imballaggi anche se composti degli stessi materiali dei contenitori per bibite o detersivi. Oppure a eccessivo imballaggio come il caso delle etichette delle bottiglie di plastica, che vengono prodotte in materiale diverso dal Pet causando molti scarti nel momento della cernita.
In questi casi è necessario agire come già fatto con la carta, indicando come materiali compatibili le plastiche eterogenee, come sta facendo il sindaco di New York che ha avviato la raccolta differenziata anche per le plastiche rigide. In Italia non mancano esempi virtuosi come Vedelago e la Revet toscana, che recuperano ogni anno migliaia di tonnellate di plastiche altrimenti destinate a smaltimento in discariche o inceneritori.
Non si deve, infine, dimenticare la necessità di eliminare ogni contributo all’incenerimento per spostare decisamente le risorse verso sistemi di recupero e riciclo dei materiali. Impegno questo che produrrebbe sensibili ricadute positive a favore dell’occupazione in un comparto, quello del riciclo, che può diventare settore traino di un economia che ha enormi possibilità anche a causa della carenza di materie prime nel nostro paese.



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