
Le strade di campagna che circondano la città
sono invase da rifiuti di ogni genere. Tutti noi sappiamo che quando si compra
un frigorifero piuttosto che una lavatrice il venditore è obbligato a ritirare
il vecchio elettrodomestico, ma molti
venditori sono sprovvisti del contratto di smaltimento dell’elettrodomestico
vecchio nonostante sia un obbligo di legge del 2010 e nonostante sia gratis. Si
rifiutano di farlo nel timore che il numero dei pezzi ritirati, che dovrebbero
essere consegnati alle aziende autorizzate alla rottamazione, diventino di fatto un dato certo del loro giro d’affari che finirà all’agenzia
delle entrate. Come fare per
evitare di ritirare il vecchio
elettrodomestico? Niente di più facile, si comincia nel dire che per il ritiro
bisogna pagare il trasporto, poi all’eventuale obiezione del cliente si finisce
per consigliare il ricorso al servizio comunale di ritiro dell’ingombrante e
fin qui nulla di male. Un buon numero sarà comunque ritirato dai venditori i
quali hanno trovato un sistema per liberarsi del fastidio, chiamano un
operatore del rifiuto metallico abusivo(che nel nostro caso sono zingari locali che hanno il primato del
commercio abusivo dei rottami metallici) che prendono dal frigo tutte le parti
metalliche e il resto lo abbandonano nelle campagne circostanti. Il punto
preferito dell’abbandono sono i terreni alle spalle dello IACP cui si accede
facilmente dalla località grattapulci attraverso il passaggio a livello della
ferrovia Alifana. Attenzione ma i rifiuti che finiscono nelle campagne e sulle
strade hanno anche origini diverse. Altri settori merceologici devono avere dei
contratti di ritiro dei loro rifiuti, per esempio i carrozzieri, i laboratori
d’analisi, i pescivendoli, i macellai i venditori di batterie, i venditori di
pile e tanti altri ancora. Se questi soggetti non hanno i contratti attivati, i
loro scarti finiscono nei rifiuti domestici oppure vengono sversati abusivamente
in discariche a cielo aperto, poi, magari, saranno loro stessi che
protesteranno all’ufficio ambiente per
farli rimuovere, costringendo il Comune
ad effettuare bonifiche che hanno costi altissimi. Non è finita qui, molti
artigiani come imbianchini, muratori, piastrellisti che lavorano
prevalentemente a nero, con la complicità dei loro stessi clienti (l’esempio è
la rimozione abusiva dell’amianto) finiscono per ingrossare gli sversamenti
abusivi nelle stradine dell’estrema periferia. Chi deve controllare l’esistenza o meno dei contratti e i continui
abusi? La polizia provinciale, di cui si sente solo parlare, ma non si vede?i
carabinieri? La polizia municipale? La PS? L’esercito? La forestale? La
finanza? Le guardie campestre?
L’aviazione? Qualcuno deve avere il compito istituzionale di farlo, visto che
non è materialmente possibile monitorare l’intera periferia cittadina con le
telecamere, (che in più di un’ occasione sono state rubate), che per avere una validità
operativa devono essere supportate da una sala di controllo H24 e da una volante di pronto intervento,
diversamente sono solo decorative.
Il Sammaritano

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