| Chiesa di Santa Maria Maggiore acquarello di Cerezo Zacarias |
Siamo un cumulo
spropositato di contraddizioni, di cultura e di manifesta ignoranza, di
strafottenza e di persone responsabili, di “eccellenze” e di maleodoranti
mediocrità, di malfattori e di gente onesta fino al ridicolo, di risparmiatori
e di scialacquatori a tempo indeterminato, di postulanti full time e di gente
che preferisce esporsi ai morsi della miseria, pur di non di barattare la propria dignità. Siamo
diversi dagli altri?
Non credo, ormai esiste una sorta di omologazione italica
che ci accomuna. Una delle cose che ci differenzia è un’asfissiante percezione
della famiglia riunita intorno alla “venerazione” della mamma. In tutto questo
non è estranea la religione che ha condizionato e condiziona la cultura
popolare. Nella prima parte degli ultimi centocinquanta anni c’era un’ostilità
evidente della Chiesa che si traduceva nei fatti in una predicazione antistato
che è cessato, forse, solo dopo i patti lateranensi di Mussoliniana memoria. La famiglia come rifugio, quindi, ma una
totale sfiducia nello Stato e nella cosa pubblica percepita, molto spesso, come
un imbroglio e non sempre senza motivo. Lo stato di necessità che stiamo
vivendo con il cambiamento veloce dello
scenario politico, economico e ambientale in senso lato, consiglierebbe, a mio
sommesso avviso, di dare principio a
modifiche comportamentali come
per esempio prendere atto della realtà che ci circonda e verificare se non sia
il caso di recidere, idealmente, il comodo cordone ombelicale che ci lega alla
famiglia e esplorare nuovi orizzonti. I
bei tempi passati non ritorneranno. Trovare un lavoro decente ha la stessa
probabilità di un terno al lotto. Ognuno di noi è un elettore e come tale fa
una scelta in ambito locale e nazionale. Bene! Lasciamo che a livello nazionale
ognuno segua l’utopia dei partiti che vuole, ma a livello locale conviene
dividersi? Qui da noi in città, per amministrare, al meglio, casa nostra,
conviene differenziarci e portare acqua ai
macinatoi della nomenclatura nazionale? Ecco! L’ho detto. È assurdo? Forse, ma molte cose che sembravano impossibili sono
state realizzate da chi ha avuto l’audacia di provarci. “La ricchezza e il successo arrivano a chi fa accadere
le cose non a coloro che lasciano che le cose accadano.” Thomas Edison. Io credo che le
prossime scelte amministrative dovrebbero essere fatte tra persone
che hanno dimostrato, con i fatti, la capacità,
l’oculatezza e una visione politica mirata, focalizzata e “limitata”alla
crescita economica della nostra città e tra
persone che potenzialmente hanno la stessa capacità o addirittura migliore.
Niente partiti politici, niente divisioni pseudo ideologiche, niente fili sulla
testa da parte di burattinai che usano il consenso delle periferie per ottenere
privilegi di casta. Sarà possibile? Io
credo di si! Se riusciremo a colmare
questo burrone di sfiducia per la cosa pubblica, almeno a livello locale
potremmo riuscirci, il problema sarà la “rappresentanza
politico/amministrativa”che scenderà in campo e la capacità dell’elettore
d’individuare l’uomo giusto. Per la “rappresentanza” è necessario che i
cittadini, tutti, si convincano che è indispensabile dare il proprio contributo
alla città. Ultimamente abbiamo verificato che una parte considerevole delle
eccellenze sammaritane si è tenuta lontana da ogni coinvolgimento elettivo a
livello locale, salvo poi, lamentarsi per questo o quello. D’altra parte si
è assistito a una scelta, da parte di pochi, per fortuna, che a definirla
superficiale si commette un peccato di sottovalutazione. La nostra SMCV ha
bisogno di tutti noi per trovare una nuova via di sviluppo economico, sociale e
ambientale, dobbiamo reinventarci. L’economia del cemento non è più
riproponibile. In Italia ci sono 2,2 milioni di case vuote, dove non ci vive
nessuno; bisogna trovare una nuova strada per lo sviluppo della città e ci
dobbiamo pensare noi, in caso contrario, tempo dieci anni, questo sarà un paese
abitato da solo vecchi.
Sarebbe interessante
conoscere la V/S opinione.
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